Sapere cosa fare con un figlio che si droga è fondamentale per non perdere tempo, non commettere errori e intervenire prima che la situazione peggiori.
La prima cosa da fare è non aspettare che sia lui a chiedere aiuto spontaneamente. Chi usa droga spesso nega, minimizza, si arrabbia, promette di smettere o cerca di convincere i genitori che “non è un problema”. Ma se ci sono segnali evidenti, il genitore deve agire.
Aiutare un figlio che si droga significa affrontare il problema con lucidità, fermezza e il supporto di persone esperte, senza lasciarsi bloccare dalla paura, dai sensi di colpa o dalle sue giustificazioni.
Osserva i segnali senza negarli
Un genitore deve prima guardare la situazione per quella che è. Cambiamenti improvvisi di umore, bugie, isolamento, richieste continue di denaro, assenze, calo nel rendimento, nuove compagnie, aggressività, occhi strani, sonno alterato o oggetti sospetti non vanno ignorati.
Uno o due segnali possono avere diverse spiegazioni, ma quando più comportamenti si ripetono nel tempo è necessario approfondire. Il rischio più grande è giustificare tutto, sperando che passi da solo.
Parlagli in modo fermo, non accusatorio
Il confronto deve essere diretto. Non serve urlare, minacciare o umiliarlo, ma nemmeno girare intorno al problema.
È importante dirgli chiaramente che avete notato dei cambiamenti, che siete preoccupati e che non siete disposti a far finta di niente. Bisogna fargli capire che il problema non è “punirlo”, ma aiutarlo a uscire da una situazione pericolosa.
Frasi come “quando vuoi ne parliamo” spesso non bastano. È meglio essere chiari: “Abbiamo capito che c’è un problema con la droga e vogliamo aiutarti ad affrontarlo adesso”.
Non credere alle promesse senza fatti concreti
Molti figli, quando vengono messi davanti al problema, promettono di smettere. Alcuni piangono, altri si arrabbiano, altri chiedono fiducia. Ma una promessa non è una soluzione.
Se c’è una dipendenza, la volontà da sola spesso non basta. Il genitore deve valutare i fatti: continua a mentire? Spariscono soldi? Frequenta ancora le stesse persone? Torna a casa alterato? Evita ogni discorso? Allora serve un intervento più deciso.
Rivolgiti subito ad esperti
Se tuo figlio nega, rifiuta aiuto, manipola la situazione o continua ad usare, la cosa più corretta da fare è parlare con operatori esperti nel recupero dalla tossicodipendenza.
La Comunità di Recupero per Tossicodipendenti Narconon Gabbiano, attiva dal 1988, aiuta i genitori a capire come comportarsi, cosa dire, cosa evitare e come intervenire per convincere il figlio ad intraprendere un percorso di recupero.
Gli operatori conoscono le reazioni tipiche di chi usa droga: negazione, rabbia, promesse, ricatti emotivi, bugie e tentativi di rimandare. Per questo possono guidare la famiglia nel modo più efficace.
- Vuoi Sapere Cosa Fare con un Figlio che si Droga?
- Vuoi Aiutarlo ad Uscire dalla Tossicodipendenza?
Contatta i Nostri Operatori per un Aiuto Immediato
Chiama Subito
Numero Verde 800 178 796
Attivo 24 ore su 24 – 7 giorni su 7
Organizza un colloquio se non vuole farsi aiutare
Quando un figlio rifiuta il recupero, spesso serve un intervento preparato correttamente. Non bisogna improvvisare una discussione familiare carica di rabbia, accuse o disperazione.
Gli operatori della Comunità per Tossicodipendenti Narconon Gabbiano possono affiancare i genitori e, quando necessario, organizzare un colloquio finalizzato a parlare con il figlio, superare le sue resistenze e indirizzarlo verso il Programma Narconon.
Il genitore deve agire prima che sia troppo tardi
Con un figlio che si droga, aspettare può significare lasciare che la dipendenza peggiori. Ogni giorno può portare nuove bugie, nuovi rischi, nuove ricadute e una maggiore difficoltà ad accettare aiuto.
Nel corso degli anni, grazie alla Comunità Narconon Gabbiano, tante famiglie sono riuscite ad aiutare un figlio a interrompere l’uso di droga e ad iniziare un percorso reale di recupero.
Il passo giusto è chiedere subito indicazioni a chi conosce questo problema e sa come intervenire.
